Lezione spirituale per apprendisti strateghi

Ovvero il combattimento come metafora del dialogo strategico e del problem solving

di Mario Fanfani, marzo 2010

 

Un vero maestro di strategia dona agli altri la gioia di vivere
E li rende consapevoli della preziosità della vita umana.

Abate Takuan Soho, maestro zen, insegnante dello Shogun

1. Presentazione:

mi chiamo Myamoto Musashi e sono stato un samurai, definito da alcuni come un genio nell’arte della spada. Sono stato uno scrittore, ancor oggi tenuto in alta considerazione da chi studia le arti marziali, l’arte della spada e l’arte sublime della strategia.
Sono stato anche un maestro nel disegno, nella poesia, nella scultura e nella cerimonia del tè.

Già … sono stato … perchè sono nato in Giappone nel 1584 e lì sono morto, 62 anni dopo, nel 1646, quasi contemporaneo del famoso spadaccino-filosofo francese Blaise Pascal (1623 – 1662), molto apprezzato da voi occidentali.

Quelli erano tempi di transizione in Giappone… dopo oltre un secolo di guerre incessanti fra i signori feudali, alla fine il grande daimyo dell’est, il signore di Edo, Tokugawa Ieyasu, sconfisse la coalizione dei daimyo dell’ovest nella battaglia di Sekigahara nell’anno 1600. Tre anni dopo assunse l’antico titolo di Shogun e diede vita ad una dinastia che durò due secoli e mezzo.

Due sono stati i maestri principali nel corso della mia vita, l’uno spirituale, l’abate buddista Takuan Soho, autore del famoso “Tai A Ki” ovvero “La spada sublime”, e l’altro terreno, il combattimento.
La tradizione mi attribuisce la vittoria in più di sessanta duelli all’ultimo sangue…. ma in realtà sono stati molti, molti di più… alcuni minori ed obliati, altri terribili ed indimenticabili nella loro brutalità, come quelli avvenuti durante l’assedio di Osaka nel 1612 od il massacro dei contadini cristiani dell’isola di Kyushu nel 1637…

Degli insegnamenti di questi due maestri desidero oggi parlarvi.

Prenderò lo spunto dalle fasi finali del duello che combattei nel 1612 contro Kojiro Ganryu, mio temibile rivale da sempre, sulla spiaggia dell’isola di Funashima.
Quel combattimento è diventato famoso a tal punto da essere descritto, in modo idealizzato, nelle pagine conclusive del libro di Eiji Yoshikawa che porta il mio nome come titolo.

A quel tempo ero giovane… avevo solo 28 anni…

Solo molti anni dopo, ormai prossimo alla morte, fui capace di analizzare e sintetizzare i passaggi salienti di quel duello nell’ultimo e forse più famoso dei miei libri, il “Gorin no Sho” ovvero “La scuola dei due cieli” che conclusi poche settimane prima di morire.
In realtà in quel libro sintetizzai gli insegnamenti di una intera vita trascorsa sulla via del guerriero, il Bushido. Ad esso e ad altri testi si ispirò Yoshikawa per scrivere la mia biografia romanzata.

Penso si possa dire che quel duello in particolare fu un punto di svolta nel mio cammino spirituale: esso fu al tempo stesso il punto più alto della mia evoluzione come spadaccino e l’inizio della mia metamorfosi in maestro di strategia.
Quel giorno vinsi infatti un avversario a me superiore nella forza e nel coraggio grazie alla mia superiorità spirituale. Non credo sia stato un caso se in quel frangente non usai le mie famose due spade, bensì una spada di legno, ottenuta da un remo… quel giorno vinsi senza uccidere…

Sono passati molti secoli… i miei ricordi sono ormai vaghi…

2. Il duello:

(liberamente tratto dal romanzo “Musashi” di Elji Yoshikawa)

2.1 “Ku”: la conoscenza del vuoto

(Dal Gorin-Sho di Musashi Myamoto)

(…) Lì, sull’arenile, c’era solo un vuoto, un vacuum impersonale ed assolutamente imparziale.

È forse questo vacuum, cui difficilmente attinge chi ha vita, la perfetta espressione della mente che si è elevata al di sopra del pensiero che ha trasceso le idee?

Il mio avversario ed io ci parlavamo senza parlarci.
L’uno si rendeva inconsciamente conto dell’altro.
Ogni molecola del nostro corpo prendeva parte alla disfida.

I nostri muscoli, carne, ossa pelle e peli (…) erano uniti e coesi in una singola forza, contro il nemico, per la difesa dell’organismo vivente di cui erano parte.

La mente soltanto era tutt’uno con l’universo, serena e imperturbata, come il riflesso della luna in un laghetto, nel bel mezzo della furia di un tifone.
Raggiungere questa sublime immobilità è un traguardo supremo.

(…) Si ottiene il vero Ku, o vacuità, quando, con la pratica quotidiana e la coltivazione dell’intelletto, delle facoltà spirituali e della capacità di discernere, perveniamo a uno stato completamente privo di dubbi.
Pervenire allo stato in cui non ci sono dubbi è l’essenza delle arti marziali.
Arriviamo a capire la vera vacuità, o Ku, impegnandoci al massimo nell’addestramento e nella pratica. La mente che perviene allo stato di Ku conosce solo il bene e non conosce il male. Nella mente che, sorretta dallo spirito, dalla conoscenza e dalla verità delle arti marziali, perviene allo stato di Ku, sono completamente assenti i pensieri mondani.

2.2 Sul ritmo ed il tempo in “Hei-Ho”

(Dal Gorin-Sho di Musashi Myamoto)

Parvero millenni, ma l’intervallo fu in realtà assai breve: il tempo che impiegarono sei o sette onde ad in frangersi sul lido.

Poi un grande urlo – più che dai polmoni, proveniente dalle latebre dell’essere – ruppe questa stasi.
Proveniva da Ganryu e fu seguito all’istante dal mio. (…)

Ganryu prese ad avanzare lentamente, all’erta semmai si aprisse uno spiraglio nella mia difesa, preparando lo spirito ad una mossa decisiva.

A quel punto io compì una mossa per lui inaspettata.
Anziché procedere lento e cauto, avanzai a grandi passi, la spada protesa innanzi a me, mirata alla sua fronte.

L’apparente ingenua semplicità di tale approccio arrestò Ganryu,
lo sbilanciò,
sicché quasi perse di vista le mie mosse. (…)

Levai diritta la mia spada di legno nell’aria.
Dando un gran calcio al suolo, saltai in alto, e, piegando le gambe, raccorciai la mia figura, da un metro ed ottanta ad uno e venti o anche meno.

<<Y-a-a-a-ah!>> La spada di Ganryu stridette nello spazio sopra di lui.
Il colpo andò a vuoto, ma la punta dello spadone recise la fascia che avvolgeva mia la testa a mo’ di infula, facendola volare via.

Ganryu la scambio per la mia testa e un sorriso balenò sul suo volto.

Un istante dopo il suo cranio scricchiolava sotto il colpo della mia spada di legno.

Ganryu cadde riverso, sul confine fra l’erba e la sabbia.
Il suo viso non denotava alcuna consapevolezza di sconfitta. Anzi, sebbene gli colasse sangue dalla bocca, sulle sue labbra aleggiava ancora un sorrisetto di trionfo. (…)

Quello che feci in questa occasione consistette sostanzialmente in 3 cose:

  1. Osservai e compresi il ritmo del mio avversario.
  2. Spezzai il suo ritmo con un ritmo inaspettato, scegliendo il tempo ed il modo corretto.
  3. Lo costrinsi a schivare un affondo frontale, semplice ma imprevedibile per un duello di tale livello tecnico.

Avere una perfetta padronanza del Ken (la spada) e imparare a padroneggiare tutte le tecniche che un maestro dovrebbe conoscere alla perfezione è detto Hei-Ho (strategia). (…)

C’è un ritmo in ogni cosa.

In Hei-Ho il ritmo è particolarmente importante e nessuno può eccellere senza aver imparato il ritmo. È un principio che si adatta a qualsiasi arte militare ed abilità tecnica (vale a dire, la musica, la danza, l’equitazione e così via).
Naturalmente ritmo e tempo devono essere mantenuti in equilibrio.
Troviamo ritmo e tempo anche nelle questioni metafisiche così come nella vita umana. Ritmo e tempo si adattano allo stato di benessere o disperazione. Pertanto è necessario rendersi conto che il ritmo dipende dall’ascesa e dal declino.

Ci sono diversi ritmi in Hei-Ho.

Prima di tutto si deve capire qual è il ritmo più adatto alla situazione. Poi si devono conoscere gli estremi del ritmo, lento e veloce, pesante e leggero; si devono inoltre valutare le distanze corrette e saper spezzare il ritmo dell’avversario. Se non si ha familiarità con questa coordinazione non si ha padronanza di Hei-Ho.
In condizioni ambientali avverse od in battaglia si deve affrontare il nemico, di cui si è scoperto il ritmo, con un ritmo inaspettato; è una strategia con cui si può vincere.

2.2.1 “Trafiggere frontalmente”

(Dal Gorin-Sho di Musashi Myamoto)

Quando la tua spada e quella dell’avversario si affrontano alla pari, è fondamentale puntargli la spada al viso. Così facendo l’avversario cercherà di schivare il tuo assalto col viso e col corpo. Quando egli si scansa in questo modo, si offrono molte possibilità di vittoria.

Usai quindi “trafiggere frontalmente” tecnica di spada equivalente allo stratagemma chiamato “mentire dicendo la verità”:

2.3 “Tai A Ki”, la spada sublime

(dal Tai A Ki, di Takuan Soho)

Tutto era immoto, tutto era silenzio, sull’isola.
Solo lo stormire dei pini e la nenia della risacca sembravano burlarsi della fragilità e impermanenza del genere umano.

Stavo rimirando una nuvoletta nel cielo. In quel mentre la mia anima ritornò dentro il corpo, e solo allora mi fu possibile far distinzione fra la nuvola e me stesso, fra il mio corpo e l’universo. (…)

Ero grato a Ganryu per quello che mi aveva dato.
Quanto a forza, quanto a spirito combattivo, egli mi era superiore, ed era proprio per questo che ero riuscito ad eccellere.
Cos’era stato a consentirmi di sconfiggere Ganryu? L’abilità? L’ausilio degli dei?
Né l’una cosa né l’altra, ma in quel momento non avrei saputo formulare una risposta con parole. (…)
Ganryu aveva riposto tutta la sua fede nella spada della forza e del coraggio.
Io invece, nella spada dello spirito.
Era questa l’unica differenza fra noi due. (…)

L’abate Takuan Soho, mio venerabile maestro, ha scritto:

Conseguire lo stato supremo.

(…) Di solito la gente comune compie tutte le proprie azioni identificandosi col proprio io in quanto agente, e per tale ragione sorgono i desideri e si crea la sofferenza. Ma l’”azione della non azione”emerge spontaneamente e senza nessuna artificiosità. Ogni azione prende le mosse dalla saggezza fondamentale e di conseguenza è molto rilassata e naturale. Tutte le azioni e il comportamento divengono completamente prive di affettazione. Questo non significa che tu smetta di svolgere le attività ordinarie e ti comporti diversamente dal solito. Ma è un comportamento del tutto diverso da quello che tiene lo stolto. Anche se esteriormente è identico, è diverso all’interno.
Io lo chiamo Tai A.
Tai A è il nome di una famosa spada di incomparabile pregio. Questa spada può tagliare ogni cosa, sia essa resistente come il ferro o dura come un sasso od una pietra preziosa.
Nulla in questo mondo può fermarla. Allo stesso modo, persino il generale di un grande esercito non può far nulla contro chi ha ottenuto le facoltà prodigiose che chiamo Tai A: la spada sublime.

La spada sublime si trova in ogni persona.

Questa spada affilata, Tai A, che può tagliare ogni cosa, non appartiene a qualcuno. Ogni essere umano la possiede; nessuno ne è privo. La “spada sublime” è uno stato della mente. Questa mente non è qualcosa che riceviamo alla nascita e che cessa di esistere quando moriamo. È la nostra natura originaria. È eterna ed indistruttibile. (…)
Se, in un incontro, entrambi i contendenti comprendono la loro natura originaria, ed estraggono , colpiscono e parano con la spada di Tai A, nessuno dei due antagonisti sconfiggerà l’altro. (…)
Colui che ha compreso fino in fondo la legge di causa ed effetto (la legge buddista del karma)
(…) La vera strategia non si può spiegare verbalmente e non si può insegnare impartendo lezioni sulla postura, sui punti da colpire, e così via. Non si può comunicare a parole o a gesti. Devi rendertene conto in prima persona, separatamente dalle istruzioni che ricevi dal tuo maestro. In tal caso saprai agire in completa libertà come se non ci fossero regole.
Quando comprendi ed agisci in armonia con le leggi superiori, sei libero di compiere azioni di qualsiasi livello senza che nulla ti intralci.
Nemmeno i cieli sanno leggere la mente di chi sa essere così libero

2.4 Uno stratega non si misura in combattimento

(dal Tai A Ki, di Takuan Soho)

Scegliendo di non usare le mie due spade ma bensì un bastone e conseguentemente decidendo di non uccidere Ganryu, avevo percorso il primo fondamentale passo sulla strada della maestria strategica. Da allora la mia vita sarebbe cambiata.
Dice infatti ancora il mio venerabile maestro Takuan:

Uno stratega non si misura mai in combattimento. Indifferente ai rapporti di forza o di debolezza, rimane seduto e ha la meglio sull’avversario senza avanzare o indietreggiare di un passo.

Colui che ha conseguito una perfetta padronanza della strategia.

Un maestro di strategia non uccide con la spada. Chiunque si ponga di fronte ad un maestro che ha preso coscienza della verità si rannicchia spontaneamente come se fosse già morto; non c’è bisogno di ucciderlo. “Dare la vita con la spada” significa che, pur tenendo in pugno il nemico con la spada, gli consenti di muoversi a suo piacimento e sei in grado di osservarlo apertamente.
La persona che ha acquisito una perfetta padronanza della strategia può dare la vita o la morte. (…)
Se l’individuo che usa la strategia si pone di fronte all’avversario con una mente indivisa, non farà alcuna distinzione tra buono e cattivo, debole e forte. Poiché la mente è libera dall’illusione, egli non esprime giudizi di “buono” o “non buono”, non pensa affatto; perciò comprende ogni cosa. (…)
Ciò può essere compreso solo da chi conosce a fondo la natura originaria degli esseri umani. Lo stratega che ha conseguito una perfetta libertà d’azione non si lascia turbare da qualsiasi numero di persone. Chi è pervenuto a tale stato non ha pari in questo mondo ed è sommo ed ineguagliabile nell’universo.

Voi chiamate questo principio “Vincere senza combattere
La quintessenza del Bushido, la via maestra del guerriero, è il Budo.
Il significato giapponese della parola Bu-do è: “Via che conduce alla cessazione della guerra attraverso il disarmo”.
Il significato di Bu-do indica cioè che la conclusione della lunga via del guerriero è la pace, raggiunta attraverso il disarmo dell’avversario e di sé stessi.

 

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