Orizzonti vicini

Esportazione per le piccole e medie imprese

di Mario Fanfani, aprile 2015

 Crisi: il fraintendimento di una parola.

Negli ultimi anni si usa parlare di “crisi” economica ed a questa entità quasi astratta si usa attribuire più o meno coscientemente la colpa del grave disagio che il mondo occidentale ed in particolare l’Europa mediterranea, Italia in testa, sta vivendo.
Il termine “crisi” però non è il nome di un malevolo semi-dio, ma semplicemente la forma italiana del termine latino crisis, a sua volta derivato dal greco κρíσις «scelta, decisione, fase decisiva di una malattia», derivato a sua volta da κρíνω «distinguere, giudicare».
La parola rimanda quindi, più che ad un negativo evento esterno, ad un giudizio da dare ed una conseguente decisione da prendere, ovvero, in ultima analisi ad azioni da compiere.
L’accezione negativa che si usa dare oggi al termine non è del tutto esatta, se non altro perché chi ha ancora la possibilità di giudicare e di decidere, per quanto limitatamente, è ancora un uomo che può disporre di una qualche libertà. In questo senso, dare un significato completamente negativo al termine “crisi” corrisponde a vedere solo il classico “bicchiere mezzo vuoto” ed in ultima analisi rischiare di condannarsi da soli alla sconfitta tramite il ben noto processo della profezia che si auto avvera.
Mi piace quanto si può leggere a questo proposito sulla Treccani on-line:
<<È sempre tempo di crisi. Se badiamo all’etimo. Crisi, greco antico: ‘scelta’. Quand’è che non si è costretti a scegliere? Se non scegli, diceva un saggio, qualcun altro sceglierà al posto tuo. Se non scegli, sarai scelto. Nell’alternativa, c’è il senso più profondo e dinamico della crisi.>> (http://www.treccani.it/lingua_italiana/articoli/paroledelleconomia/crisi.html).
Il contenuto di rischio e quindi di potenziale pericolo in una crisi è comunque indubbio. A questo proposito desidero farvi notare come la diffusa credenza che, nella lingua cinese, il termine “crisi” (wēijī) significhi “pericolo + opportunità” non sia altro che una traduzione errata, ormai assurta a forma retorica nell’ambito motivazionale, specie nel mondo anglo-sassone (Victor H. Mair della Università della Pennsylvania ha chiamato l’interpretazione popolare di wēijī nel mondo anglofono una “idea sbagliata largamente diffusa”).

Cambiamenti: un nuovo assetto planetario

Elenco, senza ambizioni di completezza ed esaustività, alcuni dei più significativi cambiamenti degli ultimi 30 anni di storia dell’umanità:

  1. La crisi del socialismo reale ed il crollo del muro di Berlino con la conseguente rinascita del conflitto armato “come proseguo della politica con altri mezzi” (Günter Grass ed il “terzo conflitto mondiale”), reso possibile dalla fine dello “stallo nucleare” tra le ex super-potenze, ovvero la vittoria del capitalismo anglosassone e l’assurgere degli USA ad unica potenza globale, nel lasso di tempo a cavallo dei due millenni.
  2. L’informatizzazione di massa con l’avvento di Internet e del web, ed i conseguenti profondi mutamenti culturali globali.
  3. La nuova finanza globale “d’assalto”, origine dello “scoppio” delle bolle speculative della “dotcom economy” prima e dei “derivati” e del mondo immobiliare poi.
  4. La crescente pressione antropica sul pianeta ed il conseguente cambiamento climatico globale, dal buco nell’ozono allo scioglimento delle calotte polari, dal disastro della centrale nucleare di Černobyl’ a quello di Fukushima, dalla deforestazione sistematica in Amazonia e nel Borneo all’inquinamento senza controllo in Cina ecc.
  5. La competizione spietata di Cina e dei paesi asiatici all’economia occidentale, con l’assurgere inarrestabile della Cina a potenza globale ed il declino della posizione di dominio degli USA, nell’ultimo decennio.
  6. La nascita ed il consolidarsi di una élite mondiale transnazionale con abitudini e cultura relativamente uniformi, che sempre più accentra in sé potere e ricchezza, mentre le classi medie occidentali declinano e le orientali si affermano.
  7. Il declino degli stati tradizionali e la nascita di macro aree di libero scambio che sempre più coincidono coi confini delle maggiori civiltà.
  8. I rivolgimenti in atto nei paesi dell’area mussulmana che vedono rivolte contro dittature di regimi impopolari ed obsoleti, guerre contro truppe di occupazione occidentali ed il nascere di un diffuso estremismo religioso che arma le masse, oggi specie le sunnite, e ravviva il secolare scontro tra sciti e sunniti, facendo al contempo tabula rasa dei religiosi islamici moderati.

E tanto altro ancora, per esempio in Africa e molti altri luoghi del pianeta.
I cambiamenti elencati sono sia prodromi che parte viva della realtà odierna mondiale e quindi ritengo che definire quanto avvenuto negli ultimi 7 anni in occidente ed in Italia solo come “crisi” sia estremamente riduttivo.
In realtà stiamo probabilmente vivendo uno dei più grandi momenti di cambiamento nella storia umana.

Uno scenario internazionale sfavorevole

La comunità europea sembra si stia consolidando in una forma politica che include in sé memorie degli imperi germanici e francesi del recente passato e pare trascuri la naturale vocazione mediterranea dell’Italia, ridotta ormai a terra di frontiera con paesi arabi in bilico tra democratizzazione e fondamentalismo e nazioni slave divise tra un assurdo pan-germanesimo pagato in euro ed in dollari ed il richiamo della madre Russia che, come da sua tradizione, ritarda un necessario processo di modernizzazione. Nel frattempo la Turchia riprende la sua secolare contesa con l’Arabia Saudita per il predomino sul medio oriente, silenziosamente la Spagna ed un po’ meno l’Iran lavorano per riconquistare prestigio nelle aree che le hanno viste potenze dominanti per secoli e la Cina “attracca” in Grecia nel porto di Atene, con la compiacenza dei tedeschi.

Uno scenario nazionale “sismico”

Mentre il termine “cambiamento” è il più corretto per descrivere i fatti globali, il termine “crisi” deve essere aggiunto ad esso per i soli paesi occidentali ed in particolare per l’Europa mediterranea, millenario luogo di “incontro-scontro” fra civiltà tradizionalmente avversarie, faglia culturale tra le più attive a livello planetario.
L’Italia è quindi paese sismico in due sensi, quello geologico ben noto e quello geo-politico, anch’esso storicamente noto, ma a quanto pare dimenticato a causa del lungo periodo di pace portato dallo stallo fra le due ex super potenze nucleari. Oggi la faglia si è rimessa in movimento ed agli italiani si impongono delle scelte urgenti, a livello di stato, di nazione e di singoli.
Italia e Germania dopo la seconda guerra mondiale hanno subito un destino per certi versi simile, in quanto entrambe sono state divise in 2 parti seppure in modo diverso. Infatti mentre la Germania ha subito la divisione statuale, l’Italia ha subito quella politica, pur mantenendo la sovranità formale sul proprio territorio. Da noi il confine reale correva tra democratici cristiani, liberarli, repubblicani e socialdemocratici da un parte ed il partito comunista dall’altra, appoggiati politicamente ed economicamente dagli USA i primi e dall’URSS i secondi. Con la fine della guerra fredda, il fiume di denaro che aveva invaso la penisola, necessario per mantenere “ingessato” un equilibrio strategico favorevole agli USA, si seccò, lasciando che altri equilibri lo sostituissero. La conseguenza più vistosa fu “mani pulite” ed il tentativo di rivalsa della sinistra che aprì la strada a vent’anni di “Berlusconismo”, interrotto di quando in quando da inconcludenti intermezzi della parte avversa.
L’antico patto tra i servizi segreti americani e la mafia siciliana, che favorì lo sbarco sull’isola nel luglio del 1943 e l’instaurarsi del controllo alleato nel sud della penisola, pare sia continuato in modo scellerato fra le pieghe dei servizi segreti e frange del potere politico e statale, rendendo la malavita organizzata strutturale alla nazione, senza però che l’Italia ne abbia tratto il grande vantaggio che seppe trarre la Gran Bretagna quando con l’istituzione delle “Lettere di corsa” di fatto legalizzò la pirateria, creando la grande ricchezza economica che permise successivamente la costituzione del l’impero Britannico. Oggi, dopo oltre 70 anni di corruzione sistemica e dilagante e di collusioni mafiose, il paese è allo stremo, moralmente, socialmente e conseguentemente economicamente.
L’attuale situazione geo-politico-economica ricorda per certi versi i bui anni sul finire del quindicesimo secolo in cui l’Europa da un lato cacciava gli Arabi dalla Spagna e dall’altra si preparava all’assalto finale dell’Impero Ottomano sotto le mura di Vienna. Chi fra noi conosce il Friuli Venezia Giulia ricorderà senz’altro la fortezza di Palmanova, costruita sul confine tra la Serenissima e l’Impero Asburgico al duplice scopo di controllare gli storici avversari austriaci e di fermare le scorrerie dei turchi dai Balcani, che erano giunte a toccare il territorio di Treviso!

Trasformare la debolezza in forza

In un contesto di debolezza statale nei confronti delle istituzioni comunitarie a guida franco-tedesca, a noi italiani ed ai veneti in particolare, rimane aperta oggi la strada che per millenni abbiamo percorso, ovvero quella di intermediari commerciali e culturali tra le diverse civiltà che ci circondano. Una rinascita commerciale del Veneto è quindi possibile, anche se non semplice, sfruttando la posizione geografica posta naturalmente in posizione di cerniera tra i mondi germanico a nord, slavo ad est ed arabo a sud ma non dimenticando, naturalmente, “il grande cugino” francese ad ovest, nostro guardiano e concorrente nei nostri naturali mercati di sbocco. In altre parole l’essere circondati significa al contempo essere in posizione centrale e, come è noto, nel gioco degli scacchi, il giocatore che controlla il centro della scacchiera è quello con le migliori probabilità di vittoria!

Conflitto economico asimmetrico

Quando una nazione debole affronta avversari più forti, la soluzione per essa non è mai il conflitto aperto, bensì l’uso sapiente della diplomazia e quando necessario della guerriglia. Lasciando la diplomazia a chi ne è incaricato ed è (forse) in grado di gestirla, ai piccoli e medi imprenditori conviene metaforicamente attrezzarsi per la guerriglia, ovvero una guerra commerciale “asimmetrica” combattuta coi (pochi) mezzi disponibili, scarsi o nulli supporti esterni e grande uso di astuzia ed intelligenza.

Guerrilla Export!

Per competere coi metodi del “guerrilla export” sono necessari, a nostro modo di vedere, alcuni ambiti di competenze:

  1. Il “chip” per poter sedere al tavolo da gioco, ovvero una buona conoscenza dei fondamentali del proprio business. Devi necessariamente sapere di cosa parli e cosa fai;
  2. Una certa curiosità e predisposizione all’esplorazione. Io uso chiamarla “l’istinto di andare a vedere cosa c’è al di là della collina”, una qualità che accomuna marinai, astronauti, viaggiatori ed esploratori, ma metaforicamente anche export manager, coach ed uomini di marketing!
  3. Un evoluto atteggiamento “marziale” di fondo;
  4. Competenze di marketing “non convenzionale”;
  5. Pazienza, immaginazione, sensibilità commerciale… ed altre qualità ancora …

Se condividete con noi almeno in parte questa prospettiva e siete comunque interessati ad approfondirla, possiamo aiutarvi a trovare la posizione commerciale che meritate. Questo è in breve il senso del nostro marchio: “Guerrilla Export”.

 

Copyright Human Changing Strategies 2015 

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mario

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